CIVICOMUSEOARCHEOLOGICO
MAFE
Storia e architettura
di un territorio millenario
IL MUSEO












2019
Ottenimento finanziamento
2020
Inizio dei lavori di allestimento
2021
Apertura al pubblico
Oggi
Museo attivo, in crescita, con eventi e nuove collaborazioni
FERRANDINA MILLENARIA
DAL PROGETTO FARCH ALLA TUTELA DEL PATRIMONIO
LE SALE
SALA 1
FERRANDINA E LA SUA STORIA MILLENARIA
L’epoca arcaica (VIII–VI secolo a.C.)
Tra l’VIII e il VI secolo a.C. la Basilicata era un mosaico di popoli: Peuceti, Enotri, Chones e, più a nord, Dauni e Lucani. In questo contesto, Ferrandina si trovava in una posizione speciale, al confine tra mondi diversi, dove culture locali e influenze greche si intrecciavano.
Gli abitanti vivevano in piccoli villaggi sulle alture, in capanne circolari di pietra, terra e paglia. Accanto alle abitazioni sorgevano le necropoli: i defunti erano deposti rannicchiati, con ricchi corredi di vasi, fibule, gioielli o armi, segno di una società che già mostrava differenze sociali e gruppi dominanti. Un elemento caratteristico delle tombe era la grande olla decorata con un piccolo vaso all’interno, probabilmente legata a un rito simbolico.
Scavi condotti a partire dal 1966 hanno rivelato importanti tracce di questi insediamenti: capanne e tombe in località Croce Missionaria, sepolture con corredi preziosi presso l’attuale caserma dei Carabinieri, ritrovamenti in via Pisacane e, più recentemente, una necropoli a Sant’Antonio.
I reperti esposti raccontano la vita e le credenze di queste comunità arcaiche, offrendo un affascinante viaggio alle origini di Ferrandina.
Sala 2
La Lucania antica: identità e territorio
L’epoca lucana (V–II secolo a.C.)
A partire dalla fine del V secolo a.C., la Basilicata entra nella fase lucana: popolazioni di origine sannitica, i Lucani, si insediano nel territorio inglobando le culture locali e dando vita a una nuova identità politico-militare. Parlanti la lingua osca, organizzati in forma democratica e fortemente votati alla guerra, i Lucani fondano numerosi centri fortificati e villaggi rurali, protetti da cinte murarie e collegati a necropoli e santuari.
Anche Ferrandina, posta in posizione strategica, conobbe in quest’epoca un’occupazione intensa. Le necropoli rinvenute nell’area urbana (Via Fanti, Via Lanzillotti, Via Pisacane) e nelle campagne (Sant’Antonio, Caporre, San Nicola) testimoniano un territorio capillarmente abitato. Tra i ritrovamenti spiccano tombe con armi, corazze e gioielli, a conferma del ruolo centrale della guerra e del prestigio dei guerrieri nella società lucana.
Sull’altopiano di San Giovanni, tra Ferrandina e Salandra, sorgeva una grande città lucana cinta da mura, con abitazioni organizzate secondo un piano urbanistico regolare. L’abbandono violento di questo centro, probabilmente legato a eventi bellici, è testimoniato da tracce di incendio e da tesoretti nascosti. Poco lontano si trovava un santuario extraurbano legato al culto delle acque, ricco di offerte votive.
Con l’avanzata romana (III–II sec. a.C.), molti centri lucani vengono abbandonati, e il territorio si trasforma: i villaggi lasciano il posto alle ville romane, segnando la fine della stagione lucana.
Sala 3
Dal Castello di Uggiano alla nascita di Ferrandina
Medioevo – Età moderna
Le prime notizie storiche di Ferrandina risalgono al 1029, quando viene citato il castello di Uggiano, un importante centro fortificato di età normanna.
Per secoli fu abitato da una comunità numerosa e conteso da nobili e sovrani, fino a essere abbandonato alla fine del Quattrocento, dopo assedi e distruzioni.
La popolazione si trasferì nella nuova città voluta da Federico d’Aragona, fondata nel 1494 e dedicata al padre Ferrante.
Ferrandina nacque come una cittadella rinascimentale fortificata, con mura, torri e un impianto urbano moderno, ispirato ai modelli classici e agli studi umanistici.
Sorta in posizione strategica a controllo delle valli del Basento e del Cavone, la città rappresentava un baluardo difensivo ma anche un centro di sviluppo agricolo e sociale. Ancora oggi il quartiere della Piana conserva tracce delle antiche mura e dell’urbanistica originaria, testimoni silenziosi della sua fondazione aragonese.
Sala 4
Ferrandina, millenaria “città dell’olio” e della majatica
(Civiltà agricola / Olivicultura)
Da millenni il territorio di Ferrandina è legato alla coltura dell’ulivo, simbolo di vita e prosperità. Testimonianze antiche, come il frantoio lucano di Sant’Antonio Abate e l’albero millenario noto come “Patriarca”, raccontano una tradizione che attraversa i secoli.
Oggi, più di 200.000 ulivi coltivati su 2.000 ettari producono olio extravergine, olive da tavola e saponi, ma il fiore all’occhiello resta la cultivar majatica, dall’olio raffinato e apprezzato in Italia e all’estero. Nel 2020 l’olio di Ferrandina ha ottenuto il prestigioso riconoscimento IGP Olio Lucano, confermando la qualità e l’importanza millenaria di questa terra.
I touchscreen e le vetrine della sala permettono di esplorare il frantoio lucano, osservare i reperti archeologici e scoprire le tecniche tradizionali di produzione dell’olio.